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Il vizietto delle nuove banconote giapponesi
10 Days ago
1 Min Media Credits: Roméo A. 

Il 3 Luglio 2024 il Giappone ha messo in circolazione nuovissime banconote, nei tradizionali tagli di 1.000, 5.000 e 10.000 yen, per un valore di circa 10 miliardi di Euro.

Fin qui, nulla di speciale.

Anche se la valuta è debolissima sui mercati e le banconote di precedente stampa circolavano ancora in forma più che ottima, è possibile ipotizzare da parte della Bank of Japan un semplice desiderio di revamping, di aumentare la sicurezza generale - aggiornando le banconote con tecniche di stampa anti-contraffazione - e semplicemente di portare, tra le dita della popolazione, un feeling di innovazione e modernità.
Ma nel discorso ufficiale di presentazione di queste nuove banconote, un dettaglio ha particolarmente risuonato, in modo tale da far rimbombare la deliziosa peculiarità del pensiero giapponese, nelle valli del passato e in quelle del futuro.

"Il Giappone crede nell'importanza del denaro contante per la vita quotidiana del suo popolo."

Sono convinto che questa battuta laterale (di fatto, per nulla centrale nel discorso e nell'intera operazione) voglia però essere un segnale di chiaro rallentamento, di vero e proprio freno, rivolto a quelle "economie" invisibili, sovranazionali, parassitarie, anti-biotiche e iper-tecnologiche che vorrebbero rendere il denaro ancor più virtuale di quanto non sia da un paio di millenni a questa parte.

L'operazione poteva benissimo essere di segno opposto e la notizia poteva placidamente apparire così:

"il Giappone ripudia il contante giacché è già possibile, quasi dappertutto, pagare virtualmente."

Che il contante sia davvero molto importante nella strategia generale giapponese lo dimostrano i prevedibilissimi problemi tecnici che le nuove banconote stanno causando presso i milioni di sportelli bancari, macchinette automatiche di ogni tipo che richiedono di venire aggiornate.


Nella pazza corsa dei Paesi amici occidentali verso società totalmente cash-less e violentemente moderne, il Giappone si conferma uno squisito impiastro, incastrato in un presente storico senza tempo, rilanciando in avanti, e chissà per quanto, l'antica interfaccia economico-finanziaria della moneta fisica, forse da sempre incomprensibile da schiavi ma necessaria da individui liberi.

No, non è una svista, non è mala-politica, non è superficialità, non è nostalgia.

È l'essenza autoritaria e senza tempo del Giappone che come al solito - e come fanno nel quotidiano più percepibile la sua lingua e la sua cultura - è capace di emergere nel presente con azioni - o costrizioni - che possano dilagare, allo stesso tempo, nel futuro e nel passato.
ALESSANDRO MAVILIO




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